Mi chino per piantare il tee del primo colpo di giornata e dalla fronte cola sulla pallina una goccia di sudore. Non ho ancora fatto niente, non sono passato in campo pratica per non sfiancarmi preventivamente sotto la ferocia di questo sole di luglio, non ho ancora nemmeno abbozzato uno swing e già sudo.
Mi viene in mente Bruno Martino (un grande): “E la chiamano estate…” E sì, possiamo ancora chiamarla estate questa sequela interminabile di giornate a cavallo dei 40 gradi? O non dobbiamo pensare piuttosto a un assaggio di Inferno, affrettando a pentirci di ogni malefatta per non vivere in questo clima (e peggio) per l’eternità?
Mi par di sentire l’osservazione: non siete mai contenti voi golfisti. In gennaio, in febbraio quando solo i più audaci si avventurano in campo ma muniti di doppio guanto, tutti sognano e invocano il ritorno dell’estate, in base all’assunto secondo il quale il Golf è essenzialmente uno sport estivo (sì, ma in Scozia, forse, dove è nato e dove le estati fanno un piacevole solletico). Poi quando finalmente arriva la nostra estate mediterranea, ecco le lamentazioni sul caldo. Insomma – questa sento che potrebbe essere l’obbiezione in un ipotetico dibattito processuale – non vi va mai bene niente a voi Carrellanti.
Se devo essere onesto, non è un’accusa infondata, Vostro Onore. D’inverno ci lamentiamo del fondo pesante che frena le traiettorie, della pallina che si sporca e, nei giorni più rigidi, dei green duri che diventano trampolini incontrollabili per gli approcci. Ed è in quei momenti che si va col pensiero all’estate ancora lontana, quando la pallina, bella pulita, rimbalzerà sui fairway fino a raggiungere distanze insperate. Già. Ma questo vuol dire che in estate, se la linea del colpo non sarà quella giusta, la pallina stessa potrà inabissarsi in quell’acqua che pareva tanto lontana, o saltellare fino al bunker di green quando avevamo immaginato un colpo di avvicinamento che ci lasciasse un comodo approccino all’asta.
E allora? Allora resterebbe la primavera: ma, Vostro Onore, esistono ancora le mezze stagioni o il caldo comincia a maggio e non molla più fino a ottobre? Dicono: va bene ma l’autunno, almeno quello, piacerà a voi Carrellanti? Sì, per carità. Ma… Come la mettiamo con le foglie morte? Ricordate Yves Montand? “Les feuilles mortes se ramassent à la pelle / Les souvenirs et les regrets aussi”. “Le foglie morte si raccolgono a palate / Cosi pure i ricordi ed i rimpianti.”
Dentro quelle palate di foglie morte autunnali s’intrufoleranno tante palline e senza un soffione sarà dura ritrovarle. E i ricordi di un’estate ormai lontana si mescoleranno ai rimpianti per le palline perdute e ai timori dell’inverno ormai alle porte. Oh, l’ha scritto Yves Montand, mica io.
Come dice Vostro Onore? Che le sembra tutto una ricerca di alibi? Francamente, non mi sento di darle torto. Ma del resto se a noi Carrellanti togliessero gli alibi, dove troveremmo il coraggio di tornare in campo dopo una delle tante prove indecorose che punteggiano le nostre stagioni?
Quali stagioni? Tutte, Vostro Onore. Ognuna ha il suo fascino. Tutte propongono i loro dolori. E Lei, Eccellenza, avrebbe a questo punto motivo di chiedere: ma se le cose stanno così, perché vi ostinate a giocare a Golf? Vuole la verità? Non lo so. Forse perché siamo un po’ masochisti. E, da masochisti, ci piace tantissimo.











