La circolare n° 18 del 18 dicembre scorso diffusa dalla Federgolf ha in qualche modo smosso le acque del golf italiano avviando, soprattutto sui social, moltissime discussioni e provocando giudizi contrastanti. La circolare, oltre a contenere altre informazioni per i circoli quali le nuove quote di affiliazione per l’anno 2026, a pagina 4 riporta le vere notizie che hanno attirato l’attenzione degli appassionati di questo sport: la fine al 31 dicembre del prossimo anno dell’esperienza del Tesseramento Libero e l’introduzione di una quota aggiuntiva, definita di “solidarietà”, dell’importo di 500 euro per i “tesserati non associati”.
Questi ultimi, come spiega la nota federale, “sono tutti coloro che, tesserati alla Federazione per il tramite di Associazioni o Società Sportive affiliate o aggregate, intrattengono con le medesime un rapporto che non prevede la pienezza dei diritti e dei doveri propri di un rapporto associativo, di iscrizione o di abbonamento, con ciò intendendosi – a titolo esemplificativo e non esaustivo – il diritto di gioco continuativo e senza pagamento del green fee presso il percorso del Circolo in parola, il diritto di voto, il pagamento di quota associativa prevista per gli associati/iscritti/abbonati al Circolo stesso e il diritto di rappresentare il Circolo nelle competizioni di interesse federale.” In sostanza il provvedimento riguarda quei giocatori che usufruiscono di un tesseramento particolare ottenuto, tramite la disponibilità di un circolo affiliato FIG, da alcune realtà associative che si occupano dell’organizzazione di circuiti di gare.
Nell’ambiente, con una sintesi un po’ brutale, sono stati definiti come dei “tesserifici” perché nel corso del tempo, grazie a condizioni economiche molto vantaggiose, sono riusciti a raccogliere diverse migliaia di golfisti. Con l’introduzione di questa “quota” di solidarietà la FIG vuole rendere antieconomico il tesseramento attraverso queste associazioni in modo da spingere il golfista a seguire la strada classica, vale a dire attraverso i circoli diventando soci con tutti i requisiti previsti dallo statuto federale.
La Federgolf precisa anche che il contributo “è finalizzato a promuovere un’equa ripartizione degli oneri di funzionamento del sistema golfistico nazionale, a parziale compensazione dei costi di gestione e manutenzione delle infrastrutture sportive necessarie per l’attività e a sostegno dello sviluppo dello sport del golf, con particolare riguardo all’attività giovanile e al supporto delle Associazioni e Società affiliate e aggregate. Il pagamento del contributo è dovuto contestualmente alla quota di tesseramento e dovrà essere versato dal Circolo alla Federazione in un’unica soluzione contestualmente al pagamento della tessera federale”.
Riusciranno la Federgolf e i circoli, che hanno ispirato questa norma, a raggiungere il loro obiettivo? Quanti di quei giocatori diventeranno “soci effettivi” di qualche circolo e quanti smetteranno? Bisogna tenere presente che tra le migliaia di golfisti che hanno scelto questa modalità di tesseramento ci sono sia quei giocatori che vogliono avere la libertà di giocare su più campi e sia quei giocatori che, per motivi diversi, vanno su un campo da golf pochissime volte in un anno e non hanno convenienza nel pagare una quota associativa. Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi.










