Il Fife è una regione della Scozia che si trova sulla costa sud orientale del paese appena sopra Edimburgo dalla quale è separata dal Firth Forth, un’insenatura del Mare del Nord. La capitale del Fife è St. Andrews, la mecca del golf mondiale dove ogni anno decine di migliaia di golfisti provenienti da ogni parte del pianeta arrivano per calpestare la sacra pelouse dell’Old Course, il campo più famoso del mondo. La vocazione golfistica di quella regione, che rappresenta una buona fetta del turismo dell’area, è testimoniata anche dalla presenza di una quarantina di percorsi con più di nove buche. Più o meno quanti ce ne sono nella nostra Lombardia, la regione italiana con più campi da golf. C’è però il piccolo particolare che il Fife conta poco più di 350 mila abitanti mentre le province lombarde ne mettono assieme oltre 10 milioni.
Seguendo la Fife Route, la strada che corre lungo tutto il versante sul mare della regione, si incontrano campi di ogni tipo, ognuno con una storia diversa e singolare. E’ il caso delle 18 buche di Leven, realizzate nel lontanissimo 1868. Molti anni fa tra i soci del circolo si crearono due fazioni ostili tra loro. Per dirimere la difficile convivenza, invece di costruire un altro campo da golf come a volte è successo anche in Italia, fu deciso di mantenere lo stesso percorso e di costituire un altro club con una propria clubhouse, in modo che i due gruppi di soci potessero stare per conto proprio, mentre la gestione del tracciato fu affidata a un comitato paritario. Quando si tratta di risparmiare soldi gli scozzesi hanno sempre una marcia in più!
Ovviamente la star più iconica e famosa tra i percorsi del Fife è l’Old Course di St. Andrews che può mettere sul tavolo tutta la sua storia secolare (le origini risalgono alla metà del 1500) e il prestigio accumulato nel corso del tempo. A pochi chilometri dalla Home of Golf, come è chiamato l’Old Course, c’è una altra gemma golfistica: il Kingsbarns Golf Links. Costruito sugli stessi terreni dove prima della II Guerra Mondiale esisteva un vecchio tracciato di nove buche, questo percorso fu inaugurato nel luglio del 2000 e subito si impose per la sua bellezza tanto da finire rapidamente nella classifica dei campi più belli del mondo. La caratteristica principale del tracciato, pur essendo un links in tutto e per tutto, è che, a differenza di moltissimi altri campi dello stesso genere tutti realizzati su terreni sabbiosi per lo più pianeggianti, si trova lungo un tratto di costa affacciato sul Mare del Nord che declina dall’alto verso il basso come il versante di una collina non troppo ripido.
Le 18 buche del Kingsbarns Golf Links si alternano su più livelli di altezza creando un effetto scenografico particolare che permette di avere quasi sempre la vista sul mare e su gran parte del percorso. Un elemento non sempre riscontrabile negli altri links dove spesso il mare si sente, ma non si vede, e dove la visuale è limitata a una o due buche. Il merito è dell’architetto Kyle Phillips, un americano della California che ha interpretato come meglio non si poteva, grazie anche a un cospicuo budget, l’orografia del territorio. Per la verità c’erano stati parecchi dubbi sulla scelta di Phillips come designer del campo (un californiano che disegna un links in Scozia non si era mai visto!) ma alla fine, davanti alla meraviglia del percorso, tutte le polemiche sono svanite. Va ricordato che Kyle Phillips non era certo uno sconosciuto nel design golfistico mondiale avendo al suo attivo il progetto di molti grandi campi tra i quali ci sono anche i due percorsi del Verdura Resort in Sicilia.
L’abilità maggiore dell’architetto americano è stata quella di realizzare poco meno di trent’anni fa un tracciato che sembra essere stato lì da sempre. Non si è ecceduto nello sfarzo, a volte sin troppo esibito, dei tracciati moderni ma si è scelto di restare fedeli alla tradizione e allo stile di quel luogo. L’entrata è piuttosto anonima. Un piccolo cartello indica l’accesso al club, si supera un cancello in ferro, si percorre una strada fatta di ghiaia e terra battuta e si arriva al parcheggio recintato da una staccionata in legno. La clubhouse è imponente per dimensioni ma lo stile è quello classico delle case di campagna anglosassoni: niente linee avveniristiche ma solo semplicità e razionalità.
La prima buca non da l’esatta percezione di ciò che si incontrerà dopo. E’ come se l’architetto volesse accompagnarti per gradi all’interno di quel paradiso golfistico. Si comincia a sgranare gli occhi già alla buca 3, un par cinque che costeggia il mare per tutta la sua lunghezza. Da qui si sale sul primo “terrazzo” del campo dove si trovano le buche successive. Non ci sono alberi e nemmeno arbusti a dividere le buche. Anche il rough è una presenza discreta. La visuale è aperta e spazia tra l’aspetto lunare del campo, con i classici bunker a cratere disseminati con sapienza, e il mare. Dopo il par tre della 8 si sale ancora verso la clubhouse con l’ultima buca della prima parte del percorso. Il punto più alto e più lontano dal mare del campo è il tee della buca 11, un par quattro in discesa che si sviluppa ai margini di un piccolo bosco di betulle.
Un gioiello senza prezzo è la buca 12, quasi 550 metri di par cinque affiancati dal mare fino al green che si protrae sull’acqua come una piccola penisola. Raramente si vede un mix così ben bilanciato tra bellezza estetica e qualità tecnica: è una buca tutta da vedere e da giocare fino all’ultimo metro! La “signature hole”, però, è il par tre della 15 con i suoi 190 metri dai back tee che richiede un colpo a volare sopra il mare sperando che atterri docile su un green messo di traverso con tre lati circondati dalla spiaggia. Quando ci si trova sul battitore è impossibile separare l’emozione per la bellezza dello scenario dal timore per la difficoltà del colpo che ti attende. Il finale è tutto a salire, sia pure in maniera graduale, con la 17 e la 18, due lunghi e impegnativi par quattro, che rappresentano la degna chiusura di un grande campo.
Un campo del genere non poteva ovviamente non ospitare grandi tornei. Da diversi anni, infatti, è la sede, assieme all’Old Course e a Carnoustie, dell’Alfred Dunhill Links Championship, uno degli appuntamenti di maggior rilievo del DP World Tour. Kyle Phillips nel disegnare il Kingsbarns Golf Links è riuscito nell’impresa di rispettare lo spirito e lo stile dei classici links britannici attenuando, però, quelle asprezze e quelle difficoltà tipiche di quei campi costruiti oltre un secolo fa. Con le tecnologie e i mezzi di adesso è stato possibile realizzare un campo più “democratico” sul quale possono giocare senza soffrire troppo anche i golfisti meno abili. Ovviamente il livello della manutenzione è molto elevato come si conviene ai percorsi “top class”. Il green fee non è proprio a buon mercato (quest’anno è oltre 550 euro in alta stagione) ma è in linea con quello richiesto dai grandi campi.
Foto di Roberto Roversi











