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L’Augusta National, qualcosa di speciale

Il club dove si gioca il “Masters” è un luogo magico dove tutto diventa leggenda: dal rapporto fra giocatori e spettatori ai gadget, dai sandwich agli snack, tutti rigorosamente logati

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Il club dove si gioca il “Masters” è un luogo magico dove tutto diventa leggenda: dal rapporto fra giocatori e spettatori ai gadget, dai sandwich agli snack, tutti rigorosamente logati

Dal nostro inviato ad Augusta (Georgia, Usa)

Ok, il Masters è Rory McIlroy e Scottie Scheffler, Justin Rose e Jon Rahm. Un tempo era Tiger Woods e Phil Mickelson, e prima ancora, Seve Ballesteros e Nick Faldo, Jack Nicklaus, Arnold Palmer e Gary Player. E così a ritroso, fino a Gene Sarazen e Byron Nelson.

Il Masters, insomma, è sicuramente lo spettacolo più bello del mondo che i migliori giocatori del mondo sono capaci di offrire a tutto il mondo. Ma è anche qualcosa di più. È un’esperienza che merita di essere vissuta anche da chi non si trova qui a tirar colpi a una pallina. Non a caso, gli spettatori sono chiamati Patrons. Qualcuno ha detto che l’Augusta National è l’unico posto nel quale nessuno di quelli che si trovano al suo interno desidererebbe essere altrove. Sacrosanta verità. Il Masters è qualcosa di speciale. Nessun racconto, per quanto accurato, riuscirà mai a rendergli piena giustizia. E vive di mille storie all’interno di una storia unica e quasi centenaria.

Eccone alcune.

La nuova casa dei giocatori. Si trova alle spalle del campo pratica, realizzata in meno di un anno, è quanto di più moderno, funzionale e accogliente sia stato mai pensato. I giocatori ne sono entusiasti. Si tratta di un edificio di tre piani progettato per “anticipare ogni esigenza dei giocatori, delle loro famiglie e delle squadre di supporto. Offrirà servizi senza precedenti nel mondo dello sport”. Gli spogliatoi sono modernissimi, dispongono anche di prese di ricarica per i TrackMan. Sono presenti anche una sala fisioterapica, un’ampia sala da pranzo, un’area relax e una terrazza attrezzata che si affaccia sull’area di allenamento, raggiungibile a piedi.

L’eccezione alla regola – Dicevamo che nessuno dei presenti vorrebbe essere altrove. Magari non proprio tutti. Magari non Bob MacIntyre nella giornata di giovedì. Il mancino scozzese era tra i giocatori più attesi, considerato l’ottimo stato di forma. Ma il golf sa essere perfido: il 9 segnato alla buca 15 è un punteggio che non si dimentica. L’amarezza è comprensibile, la reazione sguaiata no. Imperdonabili il bastone sbattuto a terra, il dito medio mostrato a qualcuno e le parolacce in serie che hanno costretto i telecronisti di Sky a scusarsi per lui. Cose che capitano, certo, ma quanto sono apparse stonate al cospetto dell’aplomb e del rigore che dominano all’Augusta National.

Se ti salva la borsa della spesa – Nel golf giocatori e spettatori agiscono a stretto contatto. E spesso interagiscono. Può succedere allora che la pallina di Xander Schauffele, scagliata dal tee della buca 8, un par 5, scelga di finire diritta nella borsa piena di acquisti al proshop di una distinta signora. Superato il momento di stupore e ilarità, si è proceduto secondo le regole. Tee piantato per fissare il punto, palla recuperata dalla borsa, droppaggio senza penalità e buca chiusa in par. Non ci fosse stata la borsa, la palla sarebbe rimbalzata sul terreno e si sarebbe infilata nel bosco, rendendo difficile la vita a Schauffele. La sinergia spettatore-giocatore è stata decisiva.

John Daly c’è ancora – Non è più sceso in campo all’Augusta National, ma per 28 anni John Daly è stato una presenza costante al Masters. O, meglio, nei pressi del Masters. La sua casa era il ristorante Hooters, quello delle cameriere in abiti succinti, a meno di un miglio del campo. Lì, il due volte vincitore di major, ha dominato a suo modo la scena, intrattenendosi con i fan, firmando autografi, regalando sorrisi, battute e buonumore, con gli inseparabili bicchiere di birra in mano e sigaretta tra le dita. Ma soprattutto ha fatto affari, vendendo qualunque cosa: cappellini, magliette, palline e tanto altro ancora, il tutto logato con il suo nome. Il suo staff ha dichiarato che nel 2025 il fatturato è stato di quasi 800 mila dollari. Una cifra niente male. Peccato che Hooters abbia chiuso battenti, mettendo fine a una gloriosa abitudine. Ma Daly non si è perso d’animo: per tutta risposta, ha siglato accordi con un locale dall’altro lato della di Washington Road e con Topgolf, per la gioia dei suoi tifosi. C’è curiosità per il fatturato 2026.

Lo Gnomo domina ancora – Nonostante un notevolissimo aumento di disponibilità, lo Gnomo del Masters, la statuetta da giardino ispirato al golf e al Masters, resta un oggetto ambitissimo, sul quale è facile speculare. Evidentemente la domanda continua a superare di gran lunga l’offerta. Costa poco più di 60 dollari, ma appena fuori dai cancelli di Washington Road trovi i cartelli di chi si offre di comprarlo per 400 dollari (per poi rivenderlo a sua volta a cifra ancora maggiore).

La novità dolciaria – Il cibo fa parte dei riti del Masters. Ed è sempre a buon prezzo, nel rispetto di una precisa filosofia: rendere quanto più agevole possibile l’esperienza dei Patrons. Celeberrimi i sandwich, tra i quali fa storia a sé il Pimento Cheese, ma anche snack, biscotti, gelati e bevande – tutto rigorosamente logato Masters – vanno a ruba. Quest’anno si è aggiunta novità, una barretta a base di cioccolato, caramello, riso soffiato e granella di nocciole. Si chiama Candy Bar e pare che abbia raccolto pareri favorevoli (dentisti a parte). Al Masters ogni cosa diventa oggetto di discussione. Anche uno snack.

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