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Il golf tra architettura, paesaggio e tutela dell’ambiente

I risultati di un seminario che Archigolf ha tenuto al Castello di Tolcinasco

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I risultati di un seminario che Archigolf ha tenuto al Castello di Tolcinasco

Nei giorni scorsi si è tenuto al Castello di Tolcinasco, un seminario a cura di di Archigolf – Associazione Italiana Architetti Golfisti, sul tema “Golf e Architettura. L’incontro nasceva con l’obiettivo di approfondire il rapporto tra golf, architettura, paesaggio e tutela dell’ambiente, raccontando come alcuni importanti Golf Club italiani rappresentano esempi significativi del dialogo tra architettura, natura e del patrimonio artistico. Esplorare il mondo del golf, non come stereotipo di un ambito elitario, ma quale strumento per la tutela dell’ecosistema, del paesaggio e banco di prova per un’architettura verde. Il mondo del golf con le sue costruzioni (i campi, le clubhouse, i residence e i servizi) storicamente ha di fatto anticipato un ambito di ricerca tra costruzione e territorio, che oggi la nostra società ricerca.

Ecco una sintesi di quanto emerso dai lavori.

Serbatoi di biodiversità

I campi da golf non accolgono soltanto una disciplina sportiva, ma rappresentano dei veri e propri serbatoi di biodiversità e sono uno strumento per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico.

Nel dibattito pubblico e nell’immaginario collettivo italiano, il campo da golf viene spesso percepito come uno spazio artificiale, elitario e penalizzante per il territorio e le risorse idriche. Da appassionato golfista e da architetto chiamato quotidianamente a progettare la riduzione dell’impronta ecologica, l’architetto Frigerio ritiene importante sfatare questo luogo comune.

Fin dalla sua nascita nel nostro Paese tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, favorita dalla presenza della comunità britannica, il golf ha introdotto pratiche di presidio territoriale che oggi la nostra società ricerca. Non si tratta di una pura suggestione teorica: la realtà dei campi da golf risponde in pieno ad alcuni degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU (SDG 2030), in particolare all’SDG 13 (Lotta contro il cambiamento climatico) e l’SDG 15 (Tutela della flora, della fauna e degli ecosistemi). Sebbene l’area di gioco sia riservata ai soci, la massa boschiva, le zone umide e la conservazione del paesaggio generano benefici ambientali sistemici di cui gode l’intera collettività.

  1. I Boschi dei Campi da Golf come “Condizionatori Naturali” e “Serbatoi di Carbonio”

Per comprendere la portata ecologica di un campo da golf, occorre osservarne la struttura con gli occhi della biologia e della fisica ambientale. In un’epoca in cui le aree urbane soffrono drammaticamente il fenomeno dell’isola di calore, la matrice verde dei percorsi di gioco funziona come un vero e proprio condizionatore naturale.

I dati scientifici illustrano chiaramente la potenza di questo meccanismo:

 Assorbimento di Anidride Carbonica: Un solo ettaro di bosco costituisce un serbatoio capace di stoccare tra le 20 e le 50 tonnellate di CO₂ all’anno. Attraverso la fotosintesi, il carbonio viene fissato stabilmente nella massa legnosa dei tronchi e dei rami. Tale capacità cresce nei boschi adulti e centenari, con le conifere che si comportano come ricettori d’eccellenza.

 Produzione di Ossigeno: Il medesimo ettaro di bosco produce annualmente tra le 7 e le 15 tonnellate di ossigeno, una quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno vitale di 30–50 persone.

 Riduzione delle Temperature: Il contrasto all’effetto isola di calore è imponente. Ad esempio, nelle nostre città, l’asfalto esposto all’irraggiamento solare estivo può raggiungere i 67 °C, mentre una superficie stradale ombreggiata da un viale alberato si attesta a 30 °C. A livello dell’aria, il passaggio da una via priva di vegetazione a un viale alberato riduce la temperatura di ben 10 °C (da 37 °C a 27 °C). Sui campi da golf, addentrandosi sotto le chiome dei boschi che circondano i fairway, la temperatura percepita scende di 5–8 °C, offrendo una preziosa oasi termica e un polmone traspirante per il territorio.

Considerando che circa un terzo del territorio italiano è ricoperto da boschi, l’incremento e la manutenzione costante delle aree alberate all’interno dei campi da golf rappresenta un presidio ecologico fondamentale.

  1. Quattro Esempi Italiani: Architettura, Storia e Paesaggio

L’integrazione tra sport, natura e cultura trova la sua espressione in quattro storici circoli italiani nati nella prima metà del Novecento. Ognuno di essi testimonia come la nascita di un percorso a 18 buche possa trasformarsi in una operazione di salvaguardia storico-architettonica-ambientale.

Golf dell’Ugolino (Firenze, 1934): Razionalismo, Ulivi e il Trampolino di Nervi

Completato nella configurazione a 18 buche nel 1934 (sebbene le prime 9 buche originarie risalgono al 1889 in un altro sito), il Golf dell’Ugolino si estende su 90 ettari, di cui appena 30 ettari circa sono occupati dal tappeto erboso di gioco. Tutto il resto è occupato da un bosco e uliveti toscani.

La Clubhouse, nota come “Casa del Golf”, fu progettata dall’architetto Gerardo Bosio ed è oggi vincolata come capolavoro del razionalismo italiano, curata nei minimi dettagli geometrici, nelle scale e nei serramenti. Ma il circolo custodisce anche una gemma strutturale: Bosio chiamò un giovane Pier Luigi Nervi a progettare il trampolino della piscina, un’opera d’arte in cemento armato sagomato che anticipava il genio dell’ingegneria italiana. All’Ugolino, la manutenzione costante del circolo ha garantito la conservazione di un paesaggio agricolo e di un monumento architettonico che altrimenti avrebbero rischiato il degrado.

Golf Milano (Parco di Monza, 1958): Il Polmone di Monza e la Trasparenza di Vietti

Inserito all’interno dei 700 ettari recintati del Parco di Monza — uno dei parchi storici recintati più grandi d’Europa —, il Golf Milano presenta una densità e una ricchezza arborea straordinaria. Il percorso è stato “intagliato” all’interno di un bosco di alberi centenari piantati e curati nel tempo, creando un microambiente protetto dove la fauna selvatica, gli uccelli e gli insetti trovano un rifugio sicuro dalle pressioni dell’urbanizzazione.

La Clubhouse, progettata dall’architetto Vietti, rappresenta un brillante esempio di architettura tra modernità e tradizione, funzionalità e integrazione paesaggistica. L’ingresso principale è strutturato lungo un asse visivo completamente trasparente che proietta immediatamente il visitatore verso il campo. L’organizzazione degli spazi è razionale: il piano terra accoglie gli spogliatoi e i servizi accessori, mentre il primo piano rialzato ospita i soggiorni e il ristorante e le grandi terrazze, garantendo un’ampia prospettiva panoramica sul verde circostante. Nel corso degli anni la Clubhouse ha subito varie ristrutturazioni e ammodernamenti, mantenendo però l’impianto architettonico originario.

Golf Club Varese (Luvinate, 1934): La Rinascita di un Monastero Benedettino del 1200 Il Golf Club Varese, disegnato originariamente dagli architetti Gannon e Blanford e successivamente ampliato a 18 buche dall’architetto svizzero Harradine, costituisce uno dei casi più emblematici di recupero del patrimonio storico artistico italiano. La Clubhouse del circolo risiede all’interno di un antico monastero benedettino fondato nel 1129.

Dopo essere stato abitato dalle suore fino al 1567, il complesso venne nel Settecento abbandonato e convertito in una cascina agricola: le stalle occuparono gli spazi storici e le mucche vennero ricoverate sotto locali affrescati. Nel 1934, l’insediamento del circolo di golf ha salvato il monastero da una inevitabile rovina. L’antica chiesa è stata rifunzionalizzata come sala ristorante, mentre il campanile romanico e la colombaia sono stati restaurati e preservati integralmente.

Il valore di questo recupero emerge con evidenza dal confronto con il monastero di Valle Cristi a Rapallo: un complesso di epoca analoga (XIII secolo) che, in mancanza di una destinazione d’uso e di una manutenzione privata come quella garantita dal golf, è rimasto abbandonato e sta progressivamente crollando.

Golf di Carimate (Anni ’39, ’50, ‘60): La Lottizzazione Green e l’Estro di Vico Magistretti

Sviluppato attorno al trecentesco Castello di Carimate, storicamente legato alla famiglia Visconti e negli anni ‘70 e ‘80 sede dei celebri Stonecastle Studios dove registrarono artisti come Lucio Dalla e Francesco De Gregori, il Golf di Carimate rappresenta il primo esempio italiano di lottizzazione green regolamentata. Negli anni Cinquanta, una società romana pianificò l’intervento urbanistico imponendo severi vincoli architettonici, limiti di altezza e materiali a basso impatto.

La Clubhouse reca la firma degli architetti e designer Vico Magistretti e Guido Veneziani.

Magistretti, appassionato golfista, articolò l’edificio in padiglioni separati per integrarlo con la morfologia del terreno, posizionando gli spogliatoi al piano semiinterrato e gli spazi di soggiorno al piano superiore in diretto dialogo visivo con l’esterno. Dettaglio celebre fu la scelta della pavimentazione in stuoia di cocco (adatta a resistere ai chiodi delle scarpe da golf) ora sostituita, e il disegno della famosa sedia “Carimate”, creata appositamente per il ristorante del circolo e divenuta un’icona del disegno industriale italiano.

  1. Gestione Idrica, Biodiversità Integrata e Pratiche Sostenibili

Oltre al patrimonio arboreo e architettonico, l’evoluzione della progettazione golfistica moderna ha posto al centro la gestione responsabile delle risorse idriche ed energetiche, superando le criticità storiche degli anni ‘80 e ‘90.

L’ingegnere De Simone ha presentato alcune sue realizzazioni come il golf di Taormina e quello di Viveiro Golf, sull’isola di Sal nell’arcipelago di Capo Verde. Nel corso dell’illustrazione di questi progetti sono state illustrate alcune soluzioni che sono state introdotte negli ultimi decenni.

Gli specchi d’acqua e i laghetti artificiali realizzati nei campi svolgono diverse funzioni: oltre a rappresentare un ostacolo tecnico per il gioco, fungono da bacini di accumulo delle acque piovane per l’irrigazione, diventano bacini di laminazione per l’acqua in caso di alluvioni, e creano preziosi habitat per la fauna anfibia e per le rotte degli uccelli migratori.

Oggi i circoli più all’avanguardia adottano soluzioni avanzate per la sostenibilità energetica:

 Autonomia Energetica: Installazione di pensiline fotovoltaiche sulle ampie superfici dei parcheggi (spesso capaci di ospitare 200–300 autovetture) e dei vari tetti degli altri edifici, per alimentare le stazioni di pompaggio dell’irrigazione e l’alimentazione elettrica degli immobili.

 Raccolta acque: Creazione di reti di drenaggio per la raccolta delle acque piovane che vengono convogliate nei bacini creati nel campo da golf per l’irrigazione. Realizzazione di reti duali che raccolgono le acque grigie (lavandini e docce), convogliandole in vasche di fitodepurazione. L’acqua così depurata viene riutilizzata per l’alimentazione dei servizi igienici e per l’irrigazione. Queste azioni riducono drasticamente il consumo di acqua potabile.

 Tappeti erbosi a ridotta esigenza di acqua: Utilizzo di miscugli di semine per i tappeti erbosi a basso consumo di acqua, tipo bermuda. Il contenimento di acqua per l’irrigazione viene ridotto del 30-50 % rispetto ai prati tradizionali di microterme (tipo Festuca o Poa).

  1. Un Appello al Mondo del Golf: Promozione, Apertura e Visione Futura

Il golfista genera sul territorio un indotto economico straordinario, stimato in un moltiplicatore da 1:4 a 1:6, rispetto alla spesa sostenuta direttamente sul campo da gioco. Ristorazione, ricettività alberghiera, trasporti e commercio locale beneficiano enormemente della presenza dei circoli; un importante veicolo per il turismo.

Tuttavia, in Italia il numero di tesserati si mantiene stabile da decenni attorno ai 90.000–96.000 giocatori. Per garantire il futuro di questo settore e valorizzare il suo ruolo ambientale, è indispensabile superare l’isolamento e la cultura della chiusura che ancora caratterizzano alcune realtà.

Promuovere il golf significa promuovere la cultura del paesaggio, la biodiversità e l’architettura. È tempo che l’opinione pubblica e le istituzioni ne riconoscano, senza pregiudizi, lo straordinario valore sociale, ambientale e turistico.

Nel titolo: Veduta esterna della Club House del Golf Club Carimate

Varese buca 1 e Monastero

 

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