L’idea di costruire un campo da golf su questa piccola isola che si trova al centro del Mar Mediterraneo, tra la Sicilia e le coste del Nord Africa, la si deve a Sir Henry D’Oyley Torrens, comandante delle truppe britanniche di stanza a Malta. Questo avamposto, dalla posizione militare strategica per il controllo navale dell’area, dopo gli accordi del Congresso di Vienna del 1815 era entrato a far parte dell’impero britannico. Nel 1888 il Tenente Colonnello D’Oyley Torrens fu spedito a Malta per guidare la guarnigione inglese presente sull’isola. Tra le prime azioni del nuovo comandante ci fu proprio la realizzazione di alcune buche da golf. D’Oyley Torrens, accanito golfista, non era nuovo a queste iniziative.
Qualche anno prima, da comandate del distaccamento militare inglese in Sud Africa, promosse la costruzione delle prime nove buche del Cape Golf Club a Città del Capo, un percorso esistente ancora oggi. Il posto individuato dall’ufficiale inglese si trovava alle porte della capitale La Valletta, vicino agli Hornworks, il nome che gli abitanti dell’isola avevano dato ai bastioni che delimitavano quell’area. Le nove buche del campo furono realizzate su un terreno polveroso praticamente privo di erba e pieno di sassi. I green erano un miscuglio di sabbia bagnata con olio e kerosene che veniva rullata per aumentarne la scorrevolezza.
Tra i soci fondatori del circolo c’era anche l’allora Duca di Edimburgo, il principe Alfred Ernest Albert, terzo figlio della regina Vittoria, il quale si trovava a Malta come comandante della flotta della Royal Navy del Mediterraneo. Non fu difficile, quindi, ottenere il patrocinio reale. Nacque così il Royal Malta Golf Club, che ancora oggi è uno dei 66 circoli al mondo a vantare l’imprimatur della monarchia inglese.
Nel 1904 il campo si trasferì nella sede dove si trova adesso: un terreno nella zona vicino al porto, prima adibito a fattoria, nella parte a sud de La Valletta. Con un terreno limitato disponibile, che doveva anche essere condiviso con il tennis e il cricket, il tenente colonnello Richard Matthews Ruck fu incaricato di progettare il campo e la clubhouse. Un compito non facile vista la presenza di un ippodromo proprio a ridosso del tracciato. Quando il percorso fu completato la pista per i cavalli attraversava ben 7 delle 14 buche del campo e a quell’epoca i cavalli avevano ovviamente la priorità!
Solo alla fine degli anni ’80 l’ippodromo venne sposato in un’altra zona adiacente. Fino al 1950 il tracciato rimase con le sue 14 buche iniziali per poi essere ampliato alle attuali 18. Durante gli anni il percorso ha subito diverse trasformazioni fino ad arrivare ad un disegno definitivo nel 1980. Da allora il campo è stato oggetto di numerose migliorie, come il rifacimento dei green, l’adozione di un tipo di erba più adatto al clima dell’isola e lo spostamento di alcuni battitori.
Oggi il Royal Malta Golf Club, che annovera circa 500 soci, è un par 69 di poco superiore ai 5 mila metri che presenta diverse insidie e che richiede un gioco molto attento. “E’ come una donna non bellissima, ma molto interessante.” dicono i soci del circolo. Quindi per apprezzarlo bisogna conoscerlo. La prima impressione, infatti, è quella di un campo che deve essere giocato più di una volta per acquisire le conoscenze che permettano di affrontarlo con sicurezza, anche se quasi tutte le buche consentono una sufficiente visuale dal tee. Molte, però, richiedono dei colpi di partenza particolarmente precisi per avere la possibilità di attaccare il green dalla posizione migliore per cui il ruolo della strategia diventa determinante.
In ogni caso le diciotto buche del Royal Malta Golf Club rappresentano una bella sfida per ogni golfista, qualsiasi sia il suo livello di gioco. La buca più spettacolare è sicuramente la 6, un par tre di 140 metri nel quale il colpo al green deve sorvolare una antica costruzione ad arco che lascia intravedere appena la bandiera. Interessante e suggestiva è anche la 10, un par quattro piuttosto lungo con il green posizionato accanto ad una piccola cappella del 1489, perfettamente restaurata e conservata, dedicata a Santa Maria Ceppuna. Sul piano tecnico le buche più impegnative sono sicuramente la 3 e la 4, i par quattro più lunghi del campo, e la 8, un par cinque davvero insidioso, nel quale è sempre in gioco un ostacolo d’acqua.
Nel complesso il tracciato risulta un campo piacevole da giocare, dove ogni buca presenta una sua difficoltà. Il livello di manutenzione è buono, soprattutto tenendo conto delle condizioni ambientali non favorevolissime. Nel 1988 stava per iniziare un imponente opera di rinnovamento del percorso ma una terribile alluvione provocò ingentissimi danni al tracciato bloccando i lavori che ripresero qualche anno più tardi.
La clubhouse originale del Royal Malta Golf Club aveva uno stile architettonico chiaramente “Old England” dove in ogni ambiente si respirava l’aria del vecchio regno vittoriano. Ma nel 2009 la struttura venne quasi interamente distrutta da un incendio. Successivamente fu ricostruita con un design più moderno e funzionale. Per gli appassionati di golf che visitano Malta, una meta turistica molto gettonata per la sua storia e per le sue bellezze naturali, giocare le 18 buche del percorso di La Valletta rappresentano un’ottima esperienza.
(Foto Roberto Roversi)











