Da uno dei nostri inviati ad Augusta (Georgia – Usa)
Benvenuti all’unico evento sportivo al mondo dove gli spettatori (50mila circa al giorno) sfoderano più binocoli che cellulari. Quanti? In realtà per avvalorare l’annotazione sarebbe sufficiente anche un solo binocolo perché nelle ferree regole del Masters la cosa più proibita di tutte è proprio lo smartphone.
Vietatissimo tenerlo acceso, peggio ancora pensare incautamente di scattare una foto o un selfie, pena l’immediata cacciata da questa specie di Eden golfistico da parte di tanti, occhiuti marshall che perlustrano il percorso. Altro che Eva e la mela.
E se pensate che sia impossibile controllare una folla così sterminata, che sciama lungo i pendii delle 18 buche più famose del mondo, citofonare Calcavecchia per spiegazioni.
Mark Calcavecchia è un 66enne ex campione, vincitore di 25 tornei fra cui l’Open Championship 1989, 4 volte in Ryder Cup, a lungo istallatosi fra i top 10 della Classifica mondiale.
Forse dimentico del divieto, o magari illudendosi di poter rappresentare un’eccezione per meriti acquisiti (ha giocato 18 volte il Masters, con un secondo posto nel 1988) ha risposto a una chiamata mentre si aggirava per il campo nella giornata di mercoledì.
Pizzicato da un marshall in agguato, è stato immediatamente accompagnato alla porta: cacciato su due piedi, senza nemmeno aver addentato la mela. Qui non si fanno eccezioni.
La vicenda, naturalmente, ha suscitato un certo scalpore e un giornalista americano lo ha raggiunto telefonicamente dopo la cacciata. Risposta secca: “Non ho nulla di negativo da dire sul conto dell’Augusta National. E non intendo aggiungere altro.” Clic. Come dire: questi meglio tenerseli buoni, anche con un così glorioso passato agonistico.
Qualcuno in Italia forse non tratterrà un sorrisetto di compiacimento alla notizia.
Mark Calcavecchia fu invitato (con ingaggio sottobanco) per dar lustro al Telecom Italia Open del 2005. Si presentò sul campo milanese del Castello di Tolcinasco, giocò due pessimi giri e non passò il taglio, fra la delusione generale. Delusione che si tramutò in dispetto quando si scoprì che, un paio di giorni dopo, si sposò per la seconda volta in una località sul Lago di Como. Cerimonia evidentemente finanziata dall’ingaggio ricevuto. Brutta roba.
E non è che Calcavecchia fosse agonisticamente finito. Pochi mesi dopo vinse il Bell Canadian Open; nel marzo 2007 colse l’ultimo successo della carriera a Philadelphia nel PODS Championship.
Le regole vanno rispettate. Magari anche gli impegni d’onore presi nel lontano 2005.
Foto: Augusta National











