TORINO – Nasce nel segno dei fratelli Molinari l’83° Open d’Italia di golf che da giovedì va in scena al Circolo Golf Torino. La motivazione è duplice: quella più scontata è che Francesco ed Edoardo giocheranno sul campo dove sono cresciuti, un percorso del quale conoscono ogni segreto, insidia o filo d’erba: E dunque sono tra i favoriti. La seconda, se possibile ancora più suggestiva, è che ancora una volta – e per la terza consecutiva – i due saranno vice-capitani della squadra europea di Ryder Cup. Lo saranno anche all’Adare Manor, in Irlanda, nel prossimo anno. Una fiducia incrollabile – discutibile sarebbe il contrario – del capitano Luke Donald nei confronti dei due campioni torinesi. Dopo Edoardo, autentico braccio destro, per la sua capacità di analizzare il rendimento dei giocatori e dunque insostituibile per quel che riguarda le wild card e la formazione delle coppie, oggi è toccato a Francesco.
In mattinata l’annuncio dello European Tour, subito dopo le parole dei protagonisti in conferenza stampa. Ovvia la soddisfazione di Francesco, che di Ryder se ne intende parecchio, avendone disputate tre da giocatore (con il record di 5 sfide vinte su 5 a Parigi) e due da vice-capitano: cinque partecipazioni in cui è sempre tornato a casa con la coppa. <Mi ha fatto molto piacere la telefonata di Luke – le sue parole – Sono felice e onorato di questa fiducia>. Dal canto suo, Donald ha spiegato: <Adoro il carattere di Francesco, il suo equilibrio. È un giocatore amato e rispettato da tutti i suoi colleghi. Il suo apporto è prezioso e vi garantisco che quando è necessario sa farsi sentire>.
I due fratelli ancora insieme, dunque, come quella volta sul campo al Celtic Manor nel 2010, novità assoluta per la Ryder Cup. Anche per Edoardo il bilancio contro gli americani è solo positivo: sia nell’occasione in cui ha giocato, sia nelle due in cui è stato vicecapitano, ha sollevato la Ryder Cup. Chissà, magari si stanno preparando a un futuro da titolari della cattedra. Edoardo, però, gioca la carta della modestia: <Come giocatore non ho il curriculum giusto, ci sono altri colleghi più titolati di me. Premesso, però, che non si sa mai, sono molto contento del ruolo che occupo e che sento giusto per me. Finché mi sarà richiesto, io sarò felice di esserci>.
Non chiude invece la porta Francesco. E non potrebbe farlo, poiché già l’anno scorso, prima della conferma di Donald, era stato ipotizzato il suo nome, sostenuto apertamente da tanti giocatori, Tommy Fleetwood su tutti>. <È una situazione che sfugge al mio controllo – dice -. Le logiche che condizionano una scelta del genere sono tante, compreso l’aspetto politico. Oggi si dà più importanza alle qualità del candidato in relazione al compito che sarà chiamato a svolgere. Per quel che mi riguarda, dovesse accadere ne sarei solo felice>.
Staremo a vedere. Intanto c’è da fare bene nell’Open di casa, che Francesco ha già vinto due volte, nel 2006 a Tolcinasco e nel 2016 a Monza. Siamo nel 2026, hai visto mai… Qui però scatta l’ovvia cautela. <Sto lavorando bene e conosco benissimo il campo, anche se, visto com’è preparato, è ben altra cosa rispetto a quello sul quale ci alleniamo abitualmente. Oltretutto c’è un field di altissima qualità e dunque sarà difficile per tutti portare a casa la vittoria>: Edoardo, che ha superato i problemi alla mano, dopo l’ennesimo intervento chirurgico, concorda con il fratello, ma ci tiene ad aggiungere che <in Italia ci sono 2 o 3 campi adatti a un evento di alto livello e il Torino è uno di questi. Anzi, saranno almeno 30 anni che l’Open d’Italia non veniva giocato su un percorso all’altezza. Ho parlato con molti giocatori e ho trovato solo consensi alla mia tesi>.
Da domani si va in campo. Prime partenze alla 7:30. Occhi puntati anche su Patrick Reed e Danny Willet, che nell’armadio hanno una Giacca Verde, e sul cileno Joaquine Niemann che sta facendo grandi cose sulla Liv. Ma di grandi giocatori ne scenderanno in campo tanti. Compresi, tra gli altri, gli azzurri Francesco Laporta, Matteo Manassero, Gregorio De Leo e Filippo Celli, che la scorsa settimana ha mancato il taglio per un solo colpo allo US Open.
Le premesse per una grande spettacolo ci sono tutte, in questa che è la prima edizione interamente firmata dalla gestione del presidente Cristiano Cerchiai. Servirebbe solo un dettaglio in più: un clima meno caldo e afoso. Speriamo.
Foto Federgolf












